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START UP DI COPPIA: QUANDO VITA PRIVATA E PROFESSIONALE SI FONDONO – IO DONNA – 29|07|2019

01/08/2019

«Quando hai un marito come socio, il processo decisionale è molto più rapido e sempre leale. Dall’altra parte, purtroppo, finisci per portare l’azienda a casa». Quattro coppie raccontano la loro esperienza lavorativa di coppia
di PAOLA CENTOMO

Simona Canto, 38 anni, e Salvatore Cobuzio, 41, hanno ideato Martha’s Cottage, un e-commerce per le nozze (foto di Fabio Zito).

In principio c’è stata una festa di matrimonio e due ragazzi di Siracusa, Simona – biologa – e Salvatore – esperto in marketing -, determinati a farne qualcosa di memorabile. «Non volevamo il solito party, ma un matrimonio che restasse nei ricordi degli invitati. Eravamo pieni di entusiasmo, ma ci siamo scontrati con negozi dalle idee vecchie e rigide. Durante il viaggio di nozze, l’illuminazione: “Perché non ci mettiamo noi ad aiutare chi si vuole sposare in modo originale?”. Ci siamo licenziati e, con una certa incoscienza e due socie, ci siamo lanciati». Oggi, a sei anni da quel viaggio, Simona Canto e il marito Salvatore Cobuzio sono titolari di Martha’s Cottage, il più grande e-commerce in Europa dedicato ai matrimoni, una sorta di Amazon delle nozze.

Altra storia quella di Silvia Wang e Marco Ogliengo. Fidanzati da quando a Milano frequentavano l’Università Bocconi, facevano gli startupper in Indonesia. «Ma volevamo tornare in Italia e sposarci» racconta Silvia, che è italo-cinese. «Così, immaginando come organizzare il nostro matrimonio e, al contempo, esaminando le prospettive professionali, abbiamo escogitato una piattaforma web per connettere chi cercava un servizio con i professionisti in grado di assicurarglielo. Il mantra era: transazioni facili e veloci». La piattaforma prontopro.it è stata lanciata a marzo 2015. Oggi ha più di 100 dipendenti e un milione di clienti che richiedono la collaborazione di oltre 400mila professionisti: giardinieri, psicologi, istruttori fitness, insegnanti di inglese… Dall’ufficio di Vienna, la coppia-azienda è partita alla conquista del mercato europeo.

 

Marco Ogliengo e Silvia Wang, 33 anni, creatori di prontopro.it che aiuta a trovare i professionisti.

«Creare un’azienda assieme oggi può diventare un collante significativo: condividere con chi ami le fatiche e gli stress, così come le vittorie, nutre la fiducia reciproca e rafforza il legame» dice Silvia Wang, che ha vinto il premio Gamma Donna 2018 come imprenditrice più innovativa. «Nella mia generazione, le donne hanno potuto conseguire competenze tecniche e manageriali in linea con quelle maschili. Quindi non è infrequente il caso di aziende co-fondate da coppie, in cui le donne condividono con il marito la leadership». E spesso sono proprio loro le sorgenti del business.

«Mi sono laureata nel 2001 in ingegneria elettronica con una tesi su un software capace di inviare testi a una lista di destinatari con un click, una cosa che oggi sembra ridicola, ma allora era di avanguardia» racconta Mariarita Costanza. «Potevo lavorare dove volevo, ma ero molto legata alla mia terra, Gravina in Puglia, e a Nicola, il mio fidanzato» prosegue. «Ho iniziato a sviluppare prodotti con sbocchi promettenti sul mercato: io lavoravo 12 ore al giorno per svilupparli, Nicola, che aveva esperienza commerciale, li vendeva». Comincia così l’avventura imprenditoriale di Mariarita Costanza, una delle donne più interessanti del sistema tecnologico italiano, titolare col marito Nicola Lavenuta della Macnil, azienda leader in Internet delle cose (oggetti che in rete si “parlano”, ndr), Telemedicina, Machine to Machine: 10 milioni di fatturato nel 2018. Mariarita è stata l’apripista di un modo sinergico di intendere amore e professione, di un approccio all’esistenza che sbriciola le barriere tra i tempi professionali e quelli esistenziali. Una sinergia che vive di molte luci e qualche ombra.

«Quando hai un marito come socio, il processo decisionale è molto più rapido e sempre leale. Dall’altra parte, purtroppo, finisci per portare l’azienda a casa» dice Silvia Wang, da pochi mesi diventata madre. Ricorda Simona Canto, che in Martha’s Cottage si occupa del catalogo, oltre a essere direttore finanziario: «Prossima alla nascita di mio figlio, mi sono trovata a telefonare ai fornitori dal letto d’ospedale: difendere gli spazi privati, in casi come il nostro, è un atto di volontà».

Mauro Bennici ed Ester Liquori, classe 1979. Con You Are My Guide, sostengono le aziende a caccia di clienti.

Dopo la nascita di un figlio, c’è chi lancia una start up familiare per assicurarsi una diversa gestione del tempo. «Quando è nato Flavio, cinque anni fa, io e Mauro avevamo lavori separati» dice Ester Liquori, laurea in Scienze della Comunicazione. «Ma poi le mie notti insonni per via dell’allattamento hanno intercettato quelle di mio marito, che è sempre andato a letto tardissimo. E la voglia di fare qualcosa di nostro e di innovativo – Mauro è esperto di intelligenza artificiale – si è intrecciata con il bisogno di un nuovo equilibrio familiare». È nata così You Are My Guide, una start up oggi supportata dal Politecnico di Torino che, con la piattaforma GhostWriter, aiuta le aziende ad acquisire clienti con l’intelligenza artificiale. «Se un sabato sera devo preparare una presentazione per gli investitori non ho da farmi “perdonare” da un marito che, invece, desidera uscire» racconta Ester che, con il 70 per cento delle quote, è amministratrice delegata dell’azienda, di cui il marito, Mauro Bennici è Chief Technology Officer, l’esperto di soluzioni tecnologiche. Lei spiega così la distinzione di cariche: «Ci siamo resi conto che a volte le aziende con una leadership di coppia generano perplessità tra i potenziali clienti. Il segreto della nostra gestione, invece, è condividere la visione imprenditoriale, ma avere aree di responsabilità  ben delineate e separate».

Mariarita Costanza, 48 anni, e il marito Nicola Lavenuta, 53, di Macnil, “inaugurano” l’incubatore digitale in Puglia.

Ecco, il denaro: con il business si condivide il pericolo, in caso di débâcle, di colpire l’intero bilancio familiare. E così quasi tutte le coppie scelgono la divisione paritaria del rischio e del guadagno. «Noi abbiamo diviso a metà le quote, perché ciò riflette l’equilibrio delle competenze e dell’impegno. E quando abbiamo venduto il 51 per cento dell’azienda al Gruppo Zucchetti, ci siamo divisi in modo paritario il resto» spiega Mariarita Costanza, che di recente ha realizzato il sogno più grande che l’allora coppia di fidanzati cullava: la costruzione,  in un territorio privo di infrastrutture tecnologiche – la Murgia barese -, di un polo alla avanguardia, una sorta di Silicon Valley del Sud, connessa con università e altre start up. L’eccellenza è il vivaio digitale, dove Macnil vuole far crescere i professionisti di domani. «Prima che una sfida professionale, questa creatura è una sorta di figlio, il risultato di una visione della vita e del mondo».

QUANDO LA MOGLIE È AL VERTICE

Mauro Bennici è l’esperto di soluzioni tecnologiche della startup You Are My Guide, di cui la moglie è ad.
Come siete arrivati a questa divisione? Per giunta sua moglie ha il 70 per cento delle quote… 
«Lei è più brava di me come ad. Quanto alle quote, crediamo che questa ripartizione dia forza alla leadership femminile».

In un ambiente dominato dagli uomini, sente che sua moglie è rispettata? 
«Quasi sempre sì, ma capita anche che qualcuno chieda che in una riunione intervenga anch’io».

E lei cosa risponde? 
«Se serve il mio parere da esperto lo faccio. Altrimenti, dico di no. Il capo è Ester».

In azienda litiga mai con il suo capo? 
«Sono allenato a separare i ruoli: posso litigare con il mio capo, poi vado a casa con mia moglie».

Il suo team di lavoro è al 100 per cento femminile. Lo ha fatto apposta? 
«Ho assunto due persone molto competenti, senza guardare al genere. C’è chi insinua che ho assunto donne per pagare di meno. Ma io rispondo: “Veramente mi costa di più, perché la bravura si paga!”».

L’IDENTIKIT DELLA COPPIA-AZIENDA

«Un’azienda di coppia unisce due individui liberi e adulti, che hanno una definizione di sé precisa e sanno separare il piano lavorativo da quello umano» dice Laura Girelli, psicoterapeuta, che è stata consulente su temi di marketing, strategia e organizzazione. In questi casi, si resta partner nel lavoro, anche se l’amore finisce. «Questo modello non si può applicare se la coppia-azienda è simbiotica, se l’uno sente che è niente senza l’altra. È un rapporto squilibrato, in cui anche il business perde efficacia. La forza dell’intreccio sentimento e business deriva dalla potenza delle energie vitali coinvolte. Sono già tante quelle in azione in un progetto imprenditoriale. Se si sommano a un innamoramento danno vita a un’espansione creativa straordinaria. Oltretutto, l’amore è un amplificatore del successo e un ammortizzatore dell’insuccesso». Il rischio maggiore è allora sul piano esistenziale. «L’amore e le sue espressioni rischiano di venire cannibalizzate dalle esigenze del business e dai ruoli aziendali».